Questione alimentazione

http://unaltrasesto.files.wordpress.com/2009/11/pagine-da-inchiesta_nanoparticelle-2.jpg?w=500Diossina: per saperne di più

Cosa si intende con il termine “diossine”?
Le diossine costituiscono un gruppo di prodotti chimici. Il loro nome scientifico è “composti aromatici policlorati”; hanno struttura, proprietà fisiche e chimiche analoghe. Non si tratta di composti creati volutamente, le diossine si formano in seguito a processi chimici: fenomeni naturali (come eruzioni vulcaniche, incendi boschivi) o di origine umana (fabbricazione di prodotti chimici, pesticidi, acciaio, pitture, emissioni di gas dis carico e inceneritori…). Per questo le diossine non possono essere “proibite”: sono un sottoprodotto indesiderato dell’attività industriale.

I diversi composti che rientrano nella famiglia delle diossine sono circa 210, dei quali 17 presentano rischi per la salute.
Alcuni tra gli appartenenti a un altro gruppo di prodotti chimici, i PCB (policlorobifenili), sintetizzati per uso industriale, presentano rischi per la salute simili a quelli provocati dalle diossine e sono quindi frequentemente qualificati come “PCB diossinasimili”. Il loro uso è stato molto ristretto per legge, ma sono ancora presenti come inquinanti.

In che modo l’uomo può essere esposto alle diossine?
Le diossine si trovano nell’atmosfera, nell’acqua e nel suolo, in alcuni alimenti. L’uomo può essere esposto alle diossine lavorando in settori industriali nei quali queste sostanze rappresentano dei sotto-prodotti, oppure per eventi accidentali sempre legati all’industria, o tramite prodotti alimentari di origine animale; nell’insieme, il contatto cutaneo e l’inalazione rappresentano vie di esposizione molto limitate. L’assorbimento principale avviene attraverso gli alimenti contaminati.

Le diossine infatti non sono solubili nell’acqua, ma sono molto solubili nei grassi. Di conseguenza si legano ai sedimenti e ai materiali organici nell’ambiente e vengono assorbite dai tessuti grassi umani e animali. Inoltre non sono biodegradabili, per cui possono accumularsi nella catena alimentare.

Quali effetti sulla salute ha il consumo di alimenti contaminati da diossina?
Le diossine hanno una serie di effetti tossici e biochimici; alcune di esse sono incluse tra le sostanze cancerogene per l’uomo. Test su animali da laboratorio hanno mostrato un legame tra l’assorbimento di diossine e disturbi della salute come l’endometriosi (problema a carico dell’utero), problemi dello sviluppo, disturbi neurologici, problemi dell’apparato riproduttivo (calo del numero di spermatozoi, malformazioni), effetti sul sistema immunitario. Questi effetti possono comparire a livelli di esposizione alla diossina nettamente inferiori a quelli che provocano l’aumento del rischio di tumori.

In che modo le diossine entrano nella catena alimentare?
Le diossine possono entrare nell’alimentazione attraverso diverse vie. La contaminazione dell’ambiente è causata principalmente dal trasporto nell’atmosfera e dalla ricaduta al suolo di emissioni provenienti da fonti diverse (incenerimento di rifiuti, industrie chimiche, traffico e via dicendo). Fonti di inquinamento particolari possono creare aree localizzate dove la contaminazione è maggiore.

Il suolo costituisce un luogo di accumulo naturale: oltre alle ricadute atmosferiche, le diossine possono accumularsi a causa di fanghi di depurazione, discariche non controllate, erosione da zone contaminate.

Il trasporto atmosferico e la ricaduta sono la principale fonte di inquinamento di verdure a foglia, di pascoli e di foraggio. Le foglie sono poi consumate direttamente dagli animali al pascolo o conservate per produrre fieno o insilati (alimenti per bestiame conservati in appositi silos). L’utilizzo di fanghi come concimanti può in alcuni casi aumentare l’esposizione alla diossina degli animali.

Le diossine si concentrano nei tessuti grassi di bovini, ovini, suini, pollame e frutti di mare. In linea di massima, più è lunga la durata di vita dell’animale, più è facile che le diossine si accumulino nel suo organismo.

Quali sono gli alimenti più a rischio?
In generale, gli alimenti di origine animale contribuiscono tutti insieme all’80% dell’esposizione umana globale alle diossine. La contaminazione può variare molto a seconda dell’origine degli alimenti. La carne, le uova, il latte e derivati, il pesce di allevamento possono avere livelli di diossina superiori a causa della diossina presente nei mangimi.

La dose di diossina assorbita individualmente varia molto a seconda del tipo di alimentazione seguito. Per esempio una dieta incentrata su un solo tipo di cibo proveniente da zone molto inquinate (come il pesce del Baltico) comporterà un esposizione maggiore di una dieta ricca di cibi di origine vegetale e in generale molto variata.

Quali consigli pratici si possono dare per ridurre il più possibile l’assorbimento di diossina?
Come abbiamo visto, il problema è generalizzato. Non si tratta quindi di escludere questo o quell’alimento, ma di organizzare bene la propria dieta quotidiana.

In linea di massima, i consigli che si possono seguire sono gli stessi che rendono in generale più salubre la propria alimentazione:

ridurre il consumo di alimenti di origine animale (carne, latticini, uova), privilegiando verdura e frutta, legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci) e cereali (pasta, riso, mais);
variare la propria dieta, in modo da introdurre tanti alimenti diversi.
Dato che le diossine si accumulano nei grassi è bene inoltre cercare di mantenere il peso forma.

(informazioni basate su un documento della Commissione europea)

2 risposte a Questione alimentazione

  1. Ciao,
    penso che la lista civica sia l’unico organo che ormai possa interpretare la politica nel giusto modo quindi a favore dei cittadini.
    Vorrei solo qualche chiarimento. Cosa ne pensate dell’utilizzo diretto dei rifiuti come risorsa economica per il comune.
    In altri comuni si bruciano i rifiuti organici per produrre gas, si ricicla la plastica per fare nuove bottiglie e carrelli della spesa. Inoltre in tutti gli uffici del comune viene usata carta riciclata.
    Gli uffici devono essere riorganizzati per avere il giusto numero di dipendenti e eliminare tutti gli sprechi che pesano sulle nostre tasche.
    Mi piacerebbe fare parte di un movimento veramente solidale nei confronti di tutti i cittadini a cominciare da tutti quei sestesi che pagano le tasse

    saluti

    • Ciao Daniela un po’ in ritardo mi prendo la briga di risponderti , in particolare sull’utilizzo diretto dei rifiuti come risorsa economica per il comune:
      penso che i rifiuti siano vere e proprie miniere a cielo aperto da cui si possono ricavare plastica carta, metalli vetro ecc, ed è per questo che sosteniamo con forza la raccolta differenziata porta a porta, perché tramite questo semplice sistema di raccolta molto più funzionale del cassonetto, si possono ottenere grandi quantità di quei materiali con qualità eccellente.
      Può sembrare curioso parlare di “qualità” per i rifiuti, ma se si vedono come “risorse” allora è più evidente.
      E questo discorso (come abbiamo scritto sul giornale del comune che è arrivato a tutte le famiglie di Sesto in novembre) si fa più chiaro quando si portano alcuni esempi:
      i consorzi di recupero (Conai) per ogni tonnellata di plastica raccolta pagano 276,41 euro se le impurità sono fino al 5%, 194,78 se sono tra il 5 ed il 17%, oltre il 17% corrispondono 0 euro.
      Lo stesso vale per l’alluminio che viene pagato 420,33 € se le impurità sono fino al 4%, ma 171 se sono tra il 10 ed il 15%, oltre, il CONAI non riconosce niente.
      Stesso criterio per la carta, il vetro,il legno, il ferro.
      Purtroppo nei comuni della Piana (e peggio ancora Firenze) succede che, non solo la Quadrifoglio, per conto dei Comuni non è in grado di fare “buone” raccolte differenziate perché insiste con l’uso dei cassonetti stradali, ma succede che ritrovandosi poi, con plastiche, vetro, metalli ecc pieni di impurità, non solo non accede ai contributi del Conai, ma siccome la “merce” è di scarsa qualità nessuno la vuole e quindi deve cercare (a pagamento!) una discarica per sotterrarla o un inceneritore per bruciarla.
      Così assurdamente, trasformano una ricchezza in un costo per tutti noi!
      E l’assurdo si fa quasi tragicomico quando poi, gli stessi che trasformano la ricchezza in costo, vogliono farci spendere ancora di più con l’inceneritore a Sesto, che costerà 150 milioni di euro prelevati dalla tassa dei rifiuti (TIA) delle famiglie e delle aziende, ma che però servirà a rendere stabile la loro cattiva gestione e cercherà di nascondere la stupidità della politica che sostiene tutto ciò.
      Come vedi, Daniela, la questione diventa proprio come dici te, la necessità di “interpretare la politica nel modo giusto a favore dei cittadini”.
      Noi ci stiamo provando, stiamo ai fatti ed impariamo da quello che vediamo.
      Ma abbiamo bisogno delle idee di tutti perché vogliamo allargare il movimento.
      Teniamoci davvero in contatto perché il prossimo anno sarà impegnativo.

      fabrizio

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